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e, nella fuga.

... e tenti di fuggire,
nel silenzio, nel tempo, nel ricovero intimo
dei triplici sfumati, nelle loro albe liquide
l'un l'altra, continue, susseguenti in corso.
finche' nasce, brillante e sanguigno, ogni giorno
quasi rammenta purezza piano piano che abbellisce a stordimento.
il sole, si tira sulle pareti mentre il risveglio coglie.
come ombre, nel silenzio tratteggiante,
mentre

raccogli pensieri.


... e tenti di fuggire
dalla notte, che in origine,
nel dubbio, inerme, solitario
prende e abbevera, alcolico il pensiero
ecco che torna, la vita ancora, nella fuga repressa.


non mi resta, bastarda, in un angolo
la voglia che mi stringe le mani, le labbra, la pelle

le labbra,


la voce eccitata nella lingua che

tace

mentre accelero, a fondo
correndo a 180,

voglio scoparti mentre sorridi,
quando ti vibra, il riflesso negli occhi.
voglio la vita
quando fuggo, guardandomi indietro


voglio la vita,
ciucciandomi la lingua, nel buio della corsa
quando lancio. bruciando il motore
l'auto nel vento.
e la musica mi

bastona

continua mi
salva
quando respiro, senza fiato, col viso

nel vento.
nel vento.nel vento.nel vento.
nel vento.nel vento.nel vento.nel vento.

e tento di fuggire.
restando qui, dentro di me, in una riga scritta.
in un'anima
che rotola, nella sciara di fuoco.
laddove, attorno, la  nube incanta.
si sfuma persida, nel biancore notturno
portami lontano, veloce d'incanto.
nell'immediato
come il fiato che

viola

il lacero sottile piano del mare,
increspando orme, ancor grosse, nelle forme raccolte
sii
come spiriti soffianti.

e tento di fuggire,
quando incroci lo sgurardo
gli occhi di vergogna

di sesso
cinque euro, fammi dire
mentre ci penso,
ancora un attimo fammi vivere cosi'.

vodka tonic,

e lasciami godere.




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Sempre poco

Ho una fame lupa con sta dieta ma tengo botta da 7 mesi.  Sono le 10.30, in ufficio c'è un momento di calma. Decido di andare a prendere un po' di frutta al market vicino all'ufficio. Due banane e due arance, vado in cassa. C'è un ragazzo davanti a me, avrà trent'anni. Conta le monetine, tocca le tasche, sembra in difficoltà. Sbircio il totale,  gli mancano 4 euro.  Sul rullo pane, latte, pasta, una bottiglia d'acqua,   gli omogeneizzati per bimbo, 15 euro. Una stronzata per molti, tanti per qualcuno.  Sono un semplice impiegato, non sono ricco, sono a fine mese e ho i soldi contati fino al 27 ma non ho esitato, ho passato lo smartphone e gli ho pagato la spesa.  La commessa ha abbassato lo sguardo, io pure.  Il ragazzo voleva parlare, non gli uscivano le parole. Gli ho fatto cenno che non importava. Ho messo sul rullo la banana e l'arancia, tocca a me, ho detto alla cassiera.

Non c'era nessuno

C'è un punto nel percorso di ogni cammino che rappresenta il motivo per cui nasce il bisogno del cammino stesso, che non è la meta, non l'obiettivo ma il processo di elaborazione, l'evoluzione di uno stato d'animo, la sublimazione di una necessità inderogabile, la sofferenza che genera il distacco da uno stato di dolore e la sua negazione, la fuga. La meta invece è la consacrazione, la fine, il riposo, la quiescenza. Sedersi al lato di un sentiero ad osservare le gambe, le mani, il corpo teso dallo sforzo e la mente che prolifica in pensieri nuovi, nulla più come ieri, nulla più come quando si è partiti. È il momento della sintesi: "Sono qui". È venerdì e lavoro solo fino alle ore 15 e con le prime belle giornate di quasi primavera  ho deciso di scendere dall'autobus una decina di km prima di arrivare a casa, voglio camminare. Sono in collina e conosco un percorso in mezzo al bosco che scende a valle e poi risale nella collina di fronte dove sorge il borgo...

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