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Visualizzazione dei post da 2012

in mezzo ad un ottobre nano

sul filo a braccia alate di un plenilunio a pallido equilibrio piegato  in cima al riflesso sottostante il mondo a causa di se stesso Ecco che salto,  che corro, senza Remore sul tagliente garbato ciotolo m'impunto,  rotolante si estende  il corpo esangue, si fuga, inconsueto.  d'amore Ardore, ecco che salto.  dario pernechele, in mezzo all'ottobre nano, senza gatto. Mentre ancora ci penso e le parole  escono, rutilanti.  finiro' mai di scrivere ?
grigiori/plumbei. sabato mattina gocciolante d'infusi lenti. uno squillo che richiama/l'amore che spia.flemme. vicino girando l'angolo, mentre taci nel ticchettio sulle foglie, piu' veloce. verdi/cupi. d'un giorno dormiente.

Restano

Nei muri silenti, negli echi cupi ove s'annidano linee chiuse nell'aria ferma d'una stanza di scale marmoree nel corrimano ligneo, grasse forme curve, polvere raccolta. Nel giorno che s'avvita repentino nell'attimo primevo ove declini il dolore violento del ricordo che torna. Nel giorno che s'accende calmo nel risveglio mentre la mente scruta attorno baluardi definiti ove rinascere. Restano come forme d'aria, moventi rumorosi, a riaccenderne il ricordo. per sempre. a birbi. maggio 2003 - 15 agosto 2012.

numero 5

Le estremita' mi danno noia: aride punte taglienti. Gli estremi, solitudine sorda. Gli estremismi, paura soffocante, da scapparci via di corsa a perdifiato. Che essi siano per una fede o per fare la fila per uno smartphone numero 5.

e poi quando scrivo. a corredo.

A corredo, di quanto.  Che mi spinge, quando approdo, in affanno.  al tuo cospetto, bianco impettito, avanti a me.  Che mi apre, svuotante, sacro, la mente,  lascio che siano, le parole nel flusso infinito, trovarsi,  in un affanno d'amore, rincorse, repentine, in un altalenarsi di note, musica ossessiva Che mi trascina, senza metodo, nel timore delle mani.  mentre scelgono, i tasti bianchi e neri, clic clic.  Che mi svuota, spossato, delle sovradimensioni,  strati, umilianti, di lato si pentono, in un sol clamore.  In quell'esito d'impeto, scrivo.  e poi muoio.  dariop, su di me, prima di scrivere  dariop, su di me, appena dopo. 

come si frantuma il cielo

dentro il vetro cristallino, come si perde il mondo, a rovescio. torna il bisogno di tergere nel vuoto, le parole, una dietro l'altra. adesso, in questo istante, come se piangessi in un sussulto, misero, inferno. stringono dentro al petto, viscere a tumulto, bandite all'orizzonte. come se non sapessi, che e' solo mio il dolore. che e' solo mio il dolore. come si frantuma il cielo, dentro il vetro cristallino, come si perde il mondo, capovolto. torna il bisogno di ascoltare il silenzio, la voce irrisolta. adesso, in questo istante, come se soffocassi in un gemito, fottuto, inganno. libero le mani, disciolte a ritmo, verso l'infinito. come se non sapessi, che e' solo mio il dolore. che e' solo mio il dolore. solo mio il dolore. dariop.

l'amore e' un'altra cosa. E' sempre stato cosi'. d.

E' sempre stato cosi', sin dall'inizio. Da quando ho imparato ad amare. Si creava un legame tra me e l'amore, il ragno che tesse armoniosa la tela. cristallina, geometrica. I pensieri diventano tenui, tenui d'ombre. Lucidi specchi nell'acqua piatta. So quello che provi, che senti, che tormenti in un angolo folle. Che stralci come pelle ferita, nel sangue fluido scende giu'. come lacrima perche' peccato. E' sempre stato cosi', sin dall'inizio della vita. Da quando ho imparato a soffrire. Sento, indelebile s'affanna, non va via, non si toglie, il graffio prima di dormire. So che non mi ami piu', me ne pento. annaspo soffocato, bramando respiro. E' sempre stato cosi', sin dall'inizio. Da quando ho imparato a vivere. Lasciami adesso, mentre menti, senza remore. ma lasciami, ti prego. dariop.

tempo fine

come passa quando scorre dimmi perche'  mentre attendo, col volto sul tramonto appoggiato d'impeto, in un silenzio trascinato che accada come passa quando scorre dimmi perche' sono ancora qui mentre scuoto, la testa nella notte di corsa d'affanno, nel fragore inconsulto che si compia.  come passa quando scorre dimmi perche' sono ancora qui che sento  questo dolore. 

e, nella fuga.

... e tenti di fuggire, nel silenzio, nel tempo, nel ricovero intimo dei triplici sfumati, nelle loro albe liquide l'un l'altra, continue, susseguenti in corso. finche' nasce, brillante e sanguigno, ogni giorno quasi rammenta purezza piano piano che abbellisce a stordimento. il sole, si tira sulle pareti mentre il risveglio coglie. come ombre, nel silenzio tratteggiante, mentre raccogli pensieri. ... e tenti di fuggire dalla notte, che in origine, nel dubbio, inerme, solitario prende e abbevera, alcolico il pensiero ecco che torna, la vita ancora, nella fuga repressa. non mi resta, bastarda, in un angolo la voglia che mi stringe le mani, le labbra, la pelle le labbra, la voce eccitata nella lingua che tace mentre accelero, a fondo correndo a 180, voglio scoparti mentre sorridi, quando ti vibra, il riflesso negli occhi. voglio la vita quando fuggo, guardandomi indietro voglio la vita, ciucciandomi la lingua, nel buio della corsa quando...

una lettera d'addio

Era li', a terra, appoggiata. nella sua mano timorosa, nel tatto sottile, in un gesto d'amore. Chiusa per bene, nel suo candido biancore, la carta piegata. le parole fitte, serrate in un pugno di pianto le lacrime scivolose, messe li', negli anni lunghi nelle notti scolpite, nelle mani violente. Era li', nel suo grido senza voce ben chiusa, incollata sanguinante per sempre avendone cura che nulla fuggisse, ne' la vergogna, ne' il disprezzo. Nei miei occhi si consuma senza cenno, senza fretta. La condanna. Fratello non sono le lotte, gli amori e le risa. i pianti e le amarezze le scuse e i pugni. Fratello non e' il sacrificio e l'abbandono. l'assenza della vita. E' l'addio nascosto negli spazi vuoti, nei giorni che mancano. a disperarmi senza tregua per non essermi accorto della bellezza del tuo amore. E' il coraggio della tua mano che scrive, Del tuo cuore che urla. Del bambino che soffre. E come nei miei...

cosa ancora

resto in silenzio nel fragore del tramonto in assenza di ogni movimento con la mente opaca ripasso nei pensieri gli ultimi due giorni passati.  Da quel foglio, occulto la forza che lascia le mie braccia scorrendo come il sangue, invade le terre, le strade, i cieli  colorando simmetrie quasi ironiche.  Sento i passi malmessi l'un l'altro, affianco il fiato sospende, come un trabocco.  Ecco che piango, in un sol istante, il resto del mio passato.  Esplode nella carne straziata, il dolore che appago.  Ritorno in me, in quel luogo difeso.  lontano dalle voci, dai sensi, dalle persone.  Nessuno mi aiuta e sento che posso finire, anche ora.  senza soffrire.  Resto in silenzio mentre anche la notte dipana le ombre Metto in fila uno dopo l'altro,  domani e ancora.  cio' che faro',  mentre spengo, esausto anche l'ultimo affanno.

Di cui non ho ancora capito il senso. Tra ottobre e primavera. In un anno qualunque. Tra santi e maroni matti.

Cari amici, si proprio voi: G. e A. Non potendovi rispondere degnamente e integralmente (Capite bene quale cappio infame stringete tra le mani) Mi riservo lo sfogo nel mio spazio di liberta'. (Qui dentro piu' non potete, che soffermarvi silenti) Il mio disprezzo avete conquistato nei giorni dopo i giorni, nel bosco dagli alti alberi. Il mio odio per quel vostro essere fasulli, meschini e striscianti. abbuffati in un ciccioso parlato trabordanti di ghigni e chimere La mia fiele, raccolta stillata in un sol zampillo. Tenuta tra le mani di una penna nelle tremende notti di un ospedale mentre mi dannavo a ricordar che lo spazio non si riempie con i connuboli del tempo (Davvero foste maestri della mente e dei suoi tarli?) E mi ritrovo a dissodar la terra in quel giardino umido, di frasche e suore. In un vinello acido, color torbido, versato sul cranio pelato mentre cammini come un buffo, (ti sei perso?) dicevo buffo, pinguino arenato, su uno scoglio ligure, ...

Cara mamma come ricordero' per sempre

Cara Mamma,  come ricordero' per sempre  il pranzo di oggi.  Giornata di Pasqua.  Come sai, la domenica non sempre mi alzo di buon'umore, quasi mai.  Spesso soffro dei miei molteplici mali, zoppo e curvo vengo lo stesso al tuo banchetto, Quando mi inviti, con dolcezza infinita in un sms conciso "Vieni ziio, mangi con noi e i nonni?"  Mi si stringe il cuore in una morsa di tenerezza.  Vorrei restare nel mio letto e abbandonarmi al riposo ma il pensiero della fortuna di averti ancora con noi, mi fa alzare di scatto.  Ed e' oggi, il giorno di festa.  Manca il fratello, e' vero ma hai preparato ogni cosa.  Vengo in silenzio che ancora non siete tornati dalla funzione, la porta socchiusa, il profumo di cucina.  I piatti coperti, gli antipasti pronti..  E' giorno Santo ed e' come se fosse giusto, il Bollito della Domenica.  La tavola imbandita, ogni posto segnato, dieci undici coperti, i bicchieri...

fermo.sussulto

in.un.momento.soltanto.fermo.nell'istante.in.cui.si.compie effimero.si.sgretola il.pensiero.compiuto che.tace.la.solitudine come.un.pentimento trasalito.in.preghiera.sfugge in.un.sospiro.cauto rimane.attorno.a.me quasi.un.alone si.cheta.si.accomoda in.un.angolo.dimora ad.osservare il.mio.tempo.consunto Potessi.toccarlo.lo.spazio.infinito in.un.momento.soltanto

rotaie

Schiacciato, strisciante Fischia lontano Arriva rotante su binari di ferro. Stridono i freni Il megafono annuncia salgono, scendono indifferenti le teste col pensiero bastardo di fotterti il posto. "Accanto al finestrino", si diceva una volta al bigliettaio di turno. Il braccio di ghiaccio Compreso nel prezzo. nell'umido stonfo degli aliti soffocati. Ti lascio dormire Mi alzo e corro Fuori di qui, in abbandono lo sento mentre collassa il fusto dismesso. Fottimi ancora, quando mi volto mi resta negli occhi Il tuo corpo riflesso

alla fine come quando

Alla fine come quando credi di amare che non hai mai amato e scopri il senno dei pensieri di allora nei fugati sospetti si perde il truce dolore Riavvolto in un panno sudato una pellicola vintage rumorosa quanto basta in un tonfo di tecno mi sento respingere e faticosamente sospiro Alla fine come quando credi di amare che sei stato tradito e scopri la stessa vita di allora nella sua arrendevole realta' si pone l'affanno sereno Steso lungamente come una nota che finisce il suo battito silenzioso quanto basta per dimenticarti per sempre. Alla fine.