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una lettera d'addio

Era li',
a terra, appoggiata.
nella sua mano timorosa,
nel tatto sottile, in un gesto d'amore.
Chiusa per bene, nel suo candido biancore, la carta piegata.
le parole fitte, serrate
in un pugno di pianto le lacrime scivolose,
messe li', negli anni lunghi
nelle notti scolpite, nelle mani violente.
Era li',
nel suo grido senza voce
ben chiusa, incollata
sanguinante per sempre
avendone cura
che nulla fuggisse, ne' la vergogna, ne' il disprezzo.
Nei miei occhi si consuma
senza cenno, senza fretta.
La condanna.
Fratello non sono le lotte,
gli amori e le risa.
i pianti e le amarezze
le scuse e i pugni.
Fratello non e'
il sacrificio e l'abbandono.
l'assenza della vita.
E' l'addio nascosto
negli spazi vuoti, nei giorni che mancano.
a disperarmi senza tregua
per non essermi accorto
della bellezza del tuo amore.
E' il coraggio
della tua mano che scrive,
Del tuo cuore che urla.
Del bambino che soffre.
E come nei miei sogni
alle volte ritorni
mentre dormiamo, nella camera doppia.
e tossivi forte, mi svegliavi e ti venivo accanto
per una parola, per calmarti.
Ecco rimani, bambino tradito.
E' il tempo che s'aggrava, come la tempesta all'orizzonte
si manifesta imponente
come i tamburi
nell'atto della morte, suonano crescenti.
Fratello, perdono.


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Sempre poco

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Non c'era nessuno

C'è un punto nel percorso di ogni cammino che rappresenta il motivo per cui nasce il bisogno del cammino stesso, che non è la meta, non l'obiettivo ma il processo di elaborazione, l'evoluzione di uno stato d'animo, la sublimazione di una necessità inderogabile, la sofferenza che genera il distacco da uno stato di dolore e la sua negazione, la fuga. La meta invece è la consacrazione, la fine, il riposo, la quiescenza. Sedersi al lato di un sentiero ad osservare le gambe, le mani, il corpo teso dallo sforzo e la mente che prolifica in pensieri nuovi, nulla più come ieri, nulla più come quando si è partiti. È il momento della sintesi: "Sono qui". È venerdì e lavoro solo fino alle ore 15 e con le prime belle giornate di quasi primavera  ho deciso di scendere dall'autobus una decina di km prima di arrivare a casa, voglio camminare. Sono in collina e conosco un percorso in mezzo al bosco che scende a valle e poi risale nella collina di fronte dove sorge il borgo...

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L'affare è questo. Chatto da un mesetto circa con un coetaneo conosciuto attraverso il diavolo giallo. "Sembri carino, quanti anni hai?" Ho una sfilza di messaggi sopra il diavolo, sono tutti ventenni sbarbini per cui le notifiche non le guardo più ma apro l'app e rispondo. "50, c'è scritto sul profilo, non mento mai sugli anni perché si fanno figure di cacca". "Ah, complimenti, sembri un trentenne" "È la foto, fatta ieri, vengo così ma ti assicuro che li ho". "A me piacciono più piccoli ma tu mi intrighi, sei carino " "Ti ringrazio...." "Vorrei conoscerti" "Se ti piacciono più piccoli, non faccio per te, non ho interesse" "Scambiamo il numero e vediamo come va? Cedo, è un bell'uomo. Ci scriviamo per giorni, discutiamo di tutto e la cosa si fa piacevole; non riusciamo però ad organizzarci per vederci di persona a causa degli impegni di ognuno.  Stamattina mi scrive e mi avverte che è li...