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Cara mamma come ricordero' per sempre


Cara Mamma, 
come ricordero' per sempre 
il pranzo di oggi. 
Giornata di Pasqua. 
Come sai, la domenica non sempre mi alzo di buon'umore, quasi mai. 
Spesso soffro dei miei molteplici mali, zoppo e curvo vengo lo stesso al tuo banchetto,
Quando mi inviti, con dolcezza infinita in un sms conciso "Vieni ziio, mangi con noi e i nonni?" 
Mi si stringe il cuore in una morsa di tenerezza. 
Vorrei restare nel mio letto e abbandonarmi al riposo ma il pensiero della fortuna di averti ancora con noi, mi fa alzare di scatto. 
Ed e' oggi, il giorno di festa. 
Manca il fratello, e' vero ma hai preparato ogni cosa. 
Vengo in silenzio che ancora
non siete tornati dalla funzione, la porta socchiusa, il profumo di cucina. 
I piatti coperti, gli antipasti pronti.. 
E' giorno Santo ed e' come se fosse giusto, il Bollito della Domenica. 
La tavola imbandita, ogni posto segnato, dieci undici coperti, i bicchieri, la tovaglia ricamata. 
Ci sono, immancabili i tuoi piatti Deco': "Hanno 40 anni, un regalo di nozze, i miei piatti di porcellana". 
Col bordo dorato e la foglia ricamata, sono belli come il tuo sorriso nascosto mentre li appoggi, regolari sul tavolo. 
Ed eccovi arrivare, 
Stanchi nella vostra eta'
nell'allegria di un piccolo che strilla 
richiamandovi continuamente Nonno Nonno Nonna
Accendi il fuoco, riscaldi il Brodo, per i tortellini, e poi il pasticcio che in Veneto e' di ragu' e besciamella. 
Ma oggi hai voluto fare anche la polenta e il formaggio fuso, e quando ti vedo sistemare i piattini..
Scopro la dolcezza del tuo pensiero, gelosamente difeso, in qualche angolo del giorno prima, 
quando ti sei messa a cercare qualcosa per sorprenderci. 
Come alla fine, del pasto sontuoso
Le pesche col succo e la panna e gli amaretti. Non li avevi mai fatti. 
Ed io ti ho osservata, come ci tenevi tanto!
Sappi che oggi, col cuore dei ricordi
Piango una lacrima che non dimentichero' mai piu'. 
Ti voglio bene mamma. 

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Sempre poco

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Non c'era nessuno

C'è un punto nel percorso di ogni cammino che rappresenta il motivo per cui nasce il bisogno del cammino stesso, che non è la meta, non l'obiettivo ma il processo di elaborazione, l'evoluzione di uno stato d'animo, la sublimazione di una necessità inderogabile, la sofferenza che genera il distacco da uno stato di dolore e la sua negazione, la fuga. La meta invece è la consacrazione, la fine, il riposo, la quiescenza. Sedersi al lato di un sentiero ad osservare le gambe, le mani, il corpo teso dallo sforzo e la mente che prolifica in pensieri nuovi, nulla più come ieri, nulla più come quando si è partiti. È il momento della sintesi: "Sono qui". È venerdì e lavoro solo fino alle ore 15 e con le prime belle giornate di quasi primavera  ho deciso di scendere dall'autobus una decina di km prima di arrivare a casa, voglio camminare. Sono in collina e conosco un percorso in mezzo al bosco che scende a valle e poi risale nella collina di fronte dove sorge il borgo...

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