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Di cui non ho ancora capito il senso. Tra ottobre e primavera. In un anno qualunque. Tra santi e maroni matti.

Cari amici, si proprio voi: G. e A.
Non potendovi rispondere degnamente e integralmente
(Capite bene quale cappio infame stringete tra le mani)
Mi riservo lo sfogo nel mio spazio di liberta'.
(Qui dentro piu' non potete, che soffermarvi silenti)
Il mio disprezzo avete conquistato
nei giorni dopo i giorni, nel bosco dagli alti alberi.
Il mio odio per quel vostro essere fasulli, meschini e striscianti.
abbuffati in un ciccioso parlato
trabordanti di ghigni e chimere
La mia fiele, raccolta
stillata in un sol zampillo.
Tenuta tra le mani di una penna
nelle tremende notti di un ospedale
mentre mi dannavo a ricordar
che lo spazio non si riempie con i connuboli del tempo
(Davvero foste maestri della mente e dei suoi tarli?)
E mi ritrovo
a dissodar la terra
in quel giardino umido, di frasche e suore.
In un vinello acido, color torbido, versato
sul cranio pelato mentre cammini
come un buffo,
(ti sei perso?)
dicevo buffo,
pinguino arenato, su uno scoglio ligure, d'olio e formaggio.
Tu e i tuoi marmocchi, presidi e infanti.
Fragola e Demenza, scivolando stupidamente in un Boscho putrido.
Sappiate ossequiosamente
che il mio odio siffato, si paga cosi'
stanotte e mai piu'.
nel suo trascorrere lento,
piano piano verso Mezzogiorno
nella stagione del grano, sputando sul biancofoglio,
mentre vi penso.

post scriptum. Felice di non appartenere ai vostri schemi, degno di essere emotivamente disagiato. Contento di esser qualcuno.

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Sempre poco

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Non c'era nessuno

C'è un punto nel percorso di ogni cammino che rappresenta il motivo per cui nasce il bisogno del cammino stesso, che non è la meta, non l'obiettivo ma il processo di elaborazione, l'evoluzione di uno stato d'animo, la sublimazione di una necessità inderogabile, la sofferenza che genera il distacco da uno stato di dolore e la sua negazione, la fuga. La meta invece è la consacrazione, la fine, il riposo, la quiescenza. Sedersi al lato di un sentiero ad osservare le gambe, le mani, il corpo teso dallo sforzo e la mente che prolifica in pensieri nuovi, nulla più come ieri, nulla più come quando si è partiti. È il momento della sintesi: "Sono qui". È venerdì e lavoro solo fino alle ore 15 e con le prime belle giornate di quasi primavera  ho deciso di scendere dall'autobus una decina di km prima di arrivare a casa, voglio camminare. Sono in collina e conosco un percorso in mezzo al bosco che scende a valle e poi risale nella collina di fronte dove sorge il borgo...

L'affare è questo

L'affare è questo. Chatto da un mesetto circa con un coetaneo conosciuto attraverso il diavolo giallo. "Sembri carino, quanti anni hai?" Ho una sfilza di messaggi sopra il diavolo, sono tutti ventenni sbarbini per cui le notifiche non le guardo più ma apro l'app e rispondo. "50, c'è scritto sul profilo, non mento mai sugli anni perché si fanno figure di cacca". "Ah, complimenti, sembri un trentenne" "È la foto, fatta ieri, vengo così ma ti assicuro che li ho". "A me piacciono più piccoli ma tu mi intrighi, sei carino " "Ti ringrazio...." "Vorrei conoscerti" "Se ti piacciono più piccoli, non faccio per te, non ho interesse" "Scambiamo il numero e vediamo come va? Cedo, è un bell'uomo. Ci scriviamo per giorni, discutiamo di tutto e la cosa si fa piacevole; non riusciamo però ad organizzarci per vederci di persona a causa degli impegni di ognuno.  Stamattina mi scrive e mi avverte che è li...