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cosa ancora

resto
in silenzio
nel fragore del tramonto
in assenza
di ogni movimento
con la mente opaca
ripasso nei pensieri
gli ultimi due
giorni passati. 
Da quel foglio, occulto
la forza che lascia le mie braccia
scorrendo come il sangue, invade
le terre, le strade, i cieli 
colorando simmetrie
quasi ironiche. 
Sento i passi
malmessi l'un l'altro, affianco
il fiato sospende, come un trabocco. 
Ecco che piango, in un sol istante, il resto del mio passato. 
Esplode nella carne straziata,
il dolore che appago. 
Ritorno in me, in quel luogo difeso. 
lontano dalle voci, dai sensi, dalle persone. 
Nessuno mi aiuta e sento che posso finire, anche ora. 
senza soffrire. 
Resto
in silenzio
mentre anche la notte dipana le ombre
Metto in fila
uno dopo l'altro, 
domani e ancora. 
cio' che faro', 
mentre spengo, esausto
anche l'ultimo affanno.



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Sempre poco

Ho una fame lupa con sta dieta ma tengo botta da 7 mesi.  Sono le 10.30, in ufficio c'è un momento di calma. Decido di andare a prendere un po' di frutta al market vicino all'ufficio. Due banane e due arance, vado in cassa. C'è un ragazzo davanti a me, avrà trent'anni. Conta le monetine, tocca le tasche, sembra in difficoltà. Sbircio il totale,  gli mancano 4 euro.  Sul rullo pane, latte, pasta, una bottiglia d'acqua,   gli omogeneizzati per bimbo, 15 euro. Una stronzata per molti, tanti per qualcuno.  Sono un semplice impiegato, non sono ricco, sono a fine mese e ho i soldi contati fino al 27 ma non ho esitato, ho passato lo smartphone e gli ho pagato la spesa.  La commessa ha abbassato lo sguardo, io pure.  Il ragazzo voleva parlare, non gli uscivano le parole. Gli ho fatto cenno che non importava. Ho messo sul rullo la banana e l'arancia, tocca a me, ho detto alla cassiera.

Non c'era nessuno

C'è un punto nel percorso di ogni cammino che rappresenta il motivo per cui nasce il bisogno del cammino stesso, che non è la meta, non l'obiettivo ma il processo di elaborazione, l'evoluzione di uno stato d'animo, la sublimazione di una necessità inderogabile, la sofferenza che genera il distacco da uno stato di dolore e la sua negazione, la fuga. La meta invece è la consacrazione, la fine, il riposo, la quiescenza. Sedersi al lato di un sentiero ad osservare le gambe, le mani, il corpo teso dallo sforzo e la mente che prolifica in pensieri nuovi, nulla più come ieri, nulla più come quando si è partiti. È il momento della sintesi: "Sono qui". È venerdì e lavoro solo fino alle ore 15 e con le prime belle giornate di quasi primavera  ho deciso di scendere dall'autobus una decina di km prima di arrivare a casa, voglio camminare. Sono in collina e conosco un percorso in mezzo al bosco che scende a valle e poi risale nella collina di fronte dove sorge il borgo...

L'affare è questo

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